La musica è un potente legame culturale che attraversa continenti e generazioni, fungendo da mezzo espressivo universale che racconta l’anima di un popolo.
Esplorare il legame tra cultura e musica ci porta a scoprire come questi due elementi abbiano influenzato e modellato la vita delle comunità nel tempo. Ogni cultura ha sviluppato una relazione unica con la musica, spesso radicata nella propria storia, lingua e tradizioni.
Tuttavia, non si tratta solo di conservazione delle tradizioni; la musica evolve e integra nuove influenze, creando così un ricco mosaico culturale.
Queste espressioni artistiche non solo celebrano la diversità, ma incoraggiano anche una maggiore comprensione e apprezzamento tra culture differenti.
I generi iconici delle diverse culture
Nel corso degli anni diverse culture hanno sviluppato, o si sono legate, a determinati generi musicali rendendoli propri simboli identitari. Di conseguenza alcune lingue sono state inevitabilmente associate a determinati generi.
Il cantautorato italiano

Un elemento di grande orgoglio musicale per molti italiani è la cultura del cantautorato. Nonostante infatti in diversi paesi abbiano origine dei cantautori, gli italiani ne hanno fatto una vera e propria sottocultura musicale dalla grande importanza storica.
Per definizione, il cantautore è un cantante di musica leggera che interpreta brani scritti e/o musicati da se stesso.
Secondo le ricerche di Jacopo Tomatis, il termine apparve per la prima volta in un listino pubblicitario dell’RCA Italiana nel 1959, inventato da Maria Monti per il lancio di Gianni Meccia, per poi diventare popolare sul finire dell’anno successivo.
Uno dei primi a firmare sia i testi che le musiche delle sue canzoni è stato Armando Gill, oltre al napoletano Berardo Cantalamessa, il primo ad incidere una sua canzone su disco 78 giri, la famosa “’a risata”, nel 1895.
Il gruppo di Cantacronache viene considerato tra i precursori diretti della prima generazione di cantautori italiani di un certo spessore, con esponenti quali Fausto Amodei, Sergio Liberovici, Michele Straniero e Margot.
Da un lato recuperano la musica popolare italiana, dall’altro producono nuove canzoni, con nuove tematiche come le morti sul lavoro, l’opposizione alla guerra e le lotte operaie.
Non si possono certo dimenticare le donne dell’epoca: una delle prime cantautrici è Paola Orlandi, che già nel 1959 scrive il testo e la musica di una canzone che incide, Voglio l’amore.
Nello stesso periodo iniziano la carriera la sorella Nora Orlandi, Marisa Terzi e Maria Monti, mentre Margot scrive e canta le sue prime canzoni all’interno dell’esperienza dei Cantacronache.
Negli anni settanta, in concomitanza coi movimenti politici e culturali del periodo, si diffonde ancora di più l’utilizzo della canzone da parte di alcuni cantautori per uno scopo politico e sociale.
Tra i più importanti artisti di questo periodo si trovano Guccini, De André e Dalla. Nino Tristano poi, definito da Renzo Arbore nella sua Enciclopedia della Canzone “il primo esempio di contaminazione tra musica popolare italiana e musica rock”.
L’eurodance

Nato a fine anni ‘80 tra Germania, Belgio e Paesi Bassi, l’eurodance è uno dei generi musicali che più ha segnato il continente europeo.
Durante i suoi anni d’oro a metà degli anni novanta, l’eurodance era indicato come “euro-house” o “euro-NRG”; in Europa era spesso chiamato come “dancefloor” o semplicemente “dance”.
Questo genere di musica è fortemente influenzato dall’utilizzo di intense voci melodiche, o esclusivamente da sole, o insieme a versi rappati; unito a sintetizzatori all’avanguardia, forti ritmi bassi e suoni melodici, stabilendo il fondamento principale della musica eurodance.
La maggior parte dell’eurodance è caratterizzata da sintetizzatori, da una o più voci con un ritornello semplice, talvolta con sezioni di rap, e da campionamenti. I testi delle canzoni eurodance sono quasi sempre cantati in inglese, a prescindere dalla nazionalità dell’artista.
Diversamente dalla maggior parte della musica pop, scritta solitamente in tonalità maggiori, molte canzoni eurodance sono scritte in tonalità minori, similmente alla techno. Insieme ai testi leggeri e vivaci, ciò aiuta nel complesso a contribuire alla reputazione unica dell’eurodance.
Gli artisti solisti che realizzarono eurodance sono Amber ed Haddaway. Nel 1994, Amber divenne la prima cantante nella storia dell’eurodance a firmare per un’etichetta musicale come artista solista, e non come una cantante legata ad un produttore.
Il metal scandinavo

Diversamente dai precedenti generi, l’associazione del metal alla zona scandinava prescinde dall’origine britannica e statunitense del genere.
Nel corso dei decenni dagli anni ‘80 ad oggi infatti, i paesi scandinavi hanno visto una massiccia nascita di gruppi metal, al punto in cui a oggi paesi come la Finlandia e l’Islanda vengono considerati punti di riferimento del genere.
Secondo uno studio compiuto da Encyclopedia Metallum, se si considera il numero pro capite di band metal ogni 100mila abitanti al primo posto si classifica la Finlandia con 84,5 gruppi, seguita da Islanda e Svezia.
Non solo, ma considerando la grande quantità di sottogeneri del metal, i paesi scandinavi sembrerebbero essere interessati particolarmente a quelli più “pesanti”: black metal, death metal, power metal fino a fondare un genere autoctono, il viking metal.
Il viking metal nasce infatti come evoluzione del black metal, mantenendo le ritmiche dure e pesanti, ma molto rallentate, e perdendo progressivamente l’uso dello stile vocale scream.
Di innovativo il viking ha soprattutto i testi, in cui spesso sono narrate le leggende della mitologia scandinava, ma si differenzia anche per i cori, assenti nel black metal, oltre che spesso, seppur non obbligatoriamente, sonorità locali e folkloristiche.
Il reggae della Giamaica

Il reggae o raggae è un genere musicale originario della Giamaica sviluppatosi propriamente come leggera variante del rocksteady, il quale però nasce come variante dello ska, con ritmo più lento e forti influenze soul con fiati meno incisivi.
Questa musica è solitamente accostata a periodi e movimenti giunti successivamente deviando e filtrando il genere musicale verso altre strade, completamente opposte a quelle delle sue origini.
Bob Marley, principale esponente del genere, trasformò il reggae non solo sotto l’aspetto ritmico e musicale, ma lo diffuse come culto vero e proprio, cambiando notevolmente quelle che erano le radici.
Rispetto alla musica rock, il reggae ha invertito il ruolo del basso e della chitarra: in questo caso il primo strumento è il predominante, mentre il secondo risulta meno incisivo, pur essendo presente.
In una delle prime sessioni di registrazione di questo nuovo genere, vennero usati l’organo e la chitarra ritmica per creare un tipo di suono diverso.
Il nuovo genere presentava un ritmo dall’andamento più spezzato e convulso rispetto al suo predecessore.
L’early reggae, così chiamato in seguito per distinguerlo da altre forme successive, era caratterizzato da questi elementi: sonorità tipiche dello ska e del rocksteady e forti influenze soul, supportate da nuove introduzioni strumentali come l’organo e le chitarre.
Il fenomeno del K-pop

Uno dei generi musicali che ha visto una delle crescite più rapide nella storia è quello del K-pop, la musica popolare della Corea del Sud.
Le origini del K-pop vengono fatte risalire all’ultimo ventennio del 1800, quando alcune popolari canzoni occidentali vennero riscritte in coreano.
Condizionata dall’occupazione giapponese negli anni venti, la scena musicale coreana fiorì con la ripresa economica dopo la Guerra di Corea, e i contatti con gli americani e il movimento hippy portarono alla ribalta una produzione più scanzonata fatta di trot e ballad.
Nel 1996 ai cantanti tradizionali si affiancarono le figure degli idol con il debutto degli HOT, e da lì il K-pop divenne una subcultura in grado di riunire enormi gruppi di adolescenti e giovani adulti.
Dopo una fase di recessione, nel 2003 iniziò una nuova generazione di artisti che esportarono il K-pop nel vicino mercato giapponese e che continuano a diffonderlo a livello internazionale grazie anche all’avvento dei social media.
All’inizio del decennio del 2000, la musica coreana iniziò ad essere definita “K-pop”. Questo termine è spesso utilizzato per indicare sia la musica popolare sudcoreana, sia il pop coreano.
Quest’uso è tuttavia dibattuto, poiché raggruppa tipicamente artisti che si dedicano a generi musicali completamente differenti sotto un’unica definizione.
Lo sviluppo dei social media fu uno strumento vitale per la crescita della musica coreana verso un pubblico più ampio, grazie a cui il K-pop apparve sempre più spesso nelle classifiche occidentali come quelle di Billboard.
Nel mondo il K-pop ottenne particolare attenzione quando nel 2012 Gangnam Style di Psy divenne il primo video a raggiungere un miliardo di visualizzazioni su YouTube, ricevendo ampia copertura mediatica.
Nel 2018 infine, il K-pop ha sperimentato una significativa crescita, venendo indicato come sesto mercato musicale più grande al mondo, raccogliendo milioni di fan da ogni paese sul pianeta.
Artisti che hanno popolarizzato la propria lingua madre
Mariza: la voce del fado

Marisa dos Reis Nunes, conosciuta come Mariza, è una cantante di fado portoghese nata in Mozambico, quando il paese era ancora una colonia del Portogallo.
Madre mozambicana e padre portoghese, la sua famiglia si trasferì in Portogallo quando aveva solo tre anni, nel quartiere di Lisbona della Mouraria.
Ancora adolescente e prima di divenire una fadista cantò diversi generi musicali, come gospel, soul e jazz.
Nel 1999 arriva al grande pubblico grazie alla rete televisiva TVI, che trasmise in diretta gli omaggi ad Amália Rodrigues, la più famosa interprete di fado, tra cui un’esibizione della giovane Mariza.
Già a partire dal suo secondo album, Fado Curvo del 2003, Mariza è considerata una delle voci più belle di quello che alcuni chiamano il nuovo movimento del fado.
Le sue interpretazioni e la sua voce, che ricorda le grandi dive del fado, le hanno fatto guadagnare in poco tempo il riconoscimento internazionale e importanti premi musicali, come quello di Miglior Artista di World Music, assegnatole dalla BBC a Londra nel 2003.
La popolarità del tedesco dei Rammstein

Uno dei più grandi export musicali della Germania, i Rammstein sono un gruppo musicale industrial metal formatosi a Berlino nel 1993 appartenente alla corrente della Neue Deutsche Härte.
La principale particolarità che hanno rispetto ad altri storici gruppi tedeschi, è l’origine nell’allora Repubblica Democratica Tedesca, che ha contribuito a costruire l’identità unica della band.
I Rammstein furono fondati su iniziativa del chitarrista Richard Kruspe, che al tempo conviveva con il bassista Oliver Riedel e con il batterista Christoph Schneider, decidendo di partecipare al concorso “Berlin Senate Metro” registrando un demo con quattro piste ed una drum machine.
Come vocalista, Kruspe chiamò l’amico Till Lindemann, e il neonato gruppo vinse il concorso, attraverso il quale, come premio, ebbero la possibilità di registrare un album in studio.
Questo attirò l’attenzione di Paul Landers, che volle unirsi al progetto dopo aver ascoltato il loro demo. Per completare il sound, i Rammstein cercarono di reclutare Christian “Flake” Lorenz, che aveva precedentemente suonato con Landers.
Sebbene inizialmente titubante, Lorenz alla fine accettò di unirsi alla band come tastierista, ed ironicamente negli anni successivi verrà nominato da Lindemann come colonna portante del gruppo.
Nel marzo 1995 la band terminò di registrare presso i Polar Studios di Stoccolma l’album di debutto “Herzeleid”. Date le origini del gruppo, all’epoca nessuno di loro era in grado di parlare fluentemente l’inglese, il che li portò, anche successivamente, a fare della lingua tedesca il loro tratto distintivo.
Nel frattempo, il gruppo iniziò i lavori per il secondo album, Sehnsucht, che venne preceduto dal singolo Engel, in seguito diventato disco d’oro in Germania, raggiungendo il terzo posto in classifica.
Il 22 e il 23 agosto 1998 la band suonò al Wuhlheide di Berlino, il cui concerto fu filmato e pubblicato in un album live intitolato “Live aus Berlin”: questo live viene oggi considerato la rampa di lancio del gruppo.
I Rammstein sono generalmente catalogati nel genere musicale industrial metal, arricchiti dalle influenze della musica tedesca, al fine di creare una musica originale, a partire dalla scelta di cantare in tedesco.
Anche i testi sono ricchi di citazioni, la maggior parte proveniente dalla letteratura o dalla tradizione tedesca: filastrocche per bambini, fiabe dei fratelli Grimm, i racconti di Heinrich Hoffmann, le poesie di Goethe e le opere di Bertolt Brecht.
Lo stile di canto poi, si avvicina a una tecnica ben nota nel mondo musicale tedesco, detta Sprechstimme. Si tratta di un modo particolare di enunciare le parole, originario delle opere liriche di Richard Wagner e reso famoso da Arnold Schönberg.
Questa tecnica è particolarmente utilizzata in determinati brani in modo da sottolineare alcune parole chiave nel testo e ottenere determinati effetti drammatici.
Le Babymetal: le idol metal

Una band più unica che rara, le Babymetal sono un gruppo musicale di idol giapponesi che unisce la musica j-pop alle sonorità tipiche della musica heavy metal.
Creato nel 2010 dall’agenzia di talenti Amuse, il gruppo è formato dalla cantante Suzuka Nakamoto, rinominata come artista “Su-metal”, e dalle coriste Moa Kikuchi, Moa-metal, e Momoko Okazaki, Momo-metal, membro fisso dal 2023.
Il terzo membro della formazione originale, Yui Mizuno, Yui-metal, abbandonò il gruppo nel 2018, e da allora venne sostituita da una o più ballerine di supporto durante le esibizioni dal vivo fino all’arrivo di Momo-metal.
Il gruppo debuttò nel 2013 sotto una major pubblicando i singoli “Ijime, dame, zettai” e “Megitsune”.
Nella primavera dello stesso anno Suzuka Nakamoto conseguì il diploma di scuola media inferiore, lasciando il suo precedente gruppo, in quanto era previsto che vi facessero parte esclusivamente componenti che frequentassero le scuole elementari o medie.
Tuttavia la produzione le permise di portare avanti il progetto delle Babymetal e di proseguire la carriera con il gruppo.
Le Babymetal definiscono il proprio stile musicale come un nuovo genere chiamato “kawaii metal”, kawaii significa “carino”, e lo identifica come un «connubio di idol music e heavy metal», in quanto il loro stile teen pop giapponese si fonde a vari generi metal.
I critici musicali solitamente associano il gruppo al death metal, all’heavy metal e al j-pop, ma il loro repertorio abbraccia una varietà di generi che vanno dal metal melodico all’electronicore.
L’idea di unire la musica pop giapponese ai diversi generi del metal si deve al produttore del gruppo Kei Kobayashi, il quale ha dichiarato che le Babymetal non sono categorizzabili né come metal né come pop, in quanto ambiscono a diventare un gruppo unico nel suo genere
I testi stessi dei brani delle Babymetal trattano diversi temi, alcuni seri come il bullismo o la pressione sulle giovani donne a mantenere un determinato canone di bellezza, passando per argomenti molto più leggeri come le feste o il cioccolato.
Un elemento ancora più unico è il cosiddetto “gesto della volpe”, o più precisamente kitsune, che le Babymetal utilizzano al posto delle classiche “corna” del metal. La volpe è accreditata dalle tre ragazze come l’entità divina che ha permesso loro di giungere alla ribalta.
Artisti con origini uniche
Il multiculturalismo di Freddie Mercury

Raramente il frontman dei Queen necessita di presentazioni: nel 1970, insieme al chitarrista Brian May e al batterista Roger Taylor, fondò l’iconico gruppo britannico, ai quali un anno più tardi si aggiunse il bassista John Deacon.
Ricordato per il suo talento vocale e per l’esuberante personalità sul palco, è considerato uno dei più celebri e influenti artisti nella storia del rock e viene riconosciuto come uno dei migliori frontman di sempre.
Nonostante ciò, non tutti sono a conoscenza delle singolari origini del cantante. Freddie Mercury infatti nasce Farrokh Bulsara a Stone Town, la parte vecchia della capitale di Zanzibar in Tanzania.
Entrambi i suoi genitori inoltre, appartenevano all’etnia parsi di religione zoroastriana, oltre a essere originari del Gujarat, una regione dell’India occidentale, ma si trasferirono a Zanzibar a causa del lavoro del padre.
Il giovane Farrokh dimostrò interesse e predisposizione per la musica già durante il suo periodo di istruzione al St. Peter College, tanto che venne notato dal preside, il quale scrisse ai suoi genitori una lettera in cui suggeriva che il ragazzo, con un aumento della retta mensile, avrebbe potuto prendere lezioni aggiuntive.
Dopo aver trascorso gran parte dell’adolescenza in India e aver fatto ritorno sull’isola africana, nel 1964 dovette nuovamente trasferirsi, spostandosi con la famiglia in Gran Bretagna per via della rivoluzione di Zanzibar.
Negli anni diversi giornalisti criticarono il cantante per la decisione di nascondere al pubblico le sue origini, mentre Roger Taylor sostenne che Mercury avesse respinto le sue origini perché le riteneva incompatibili con la musica rock e la sua immagine pubblica.
ABBA: le icone d’Europa

Considerato uno dei gruppi più iconici del continente europeo e più famosi al mondo, ancora oggi gli ABBA, o più precisamente ᗅᗺᗷᗅ, sono il grande orgoglio musicale della Svezia.
Il gruppo si costituì intorno al 1972 con la formazione che avrebbe sempre mantenuto: Björn Ulvaeus, Benny Andersson, Agnetha Fältskog e Anni-Frid Lyngstad, meglio conosciuta come “Frida”.
Il nome del gruppo infatti, è un acronimo delle lettere iniziali dei nomi dei membri – Agnetha, Benny, Björn e Anni-Frid, e lo si trova scritto anche come Abba.
Nella seconda versione del logo del gruppo, a partire dal 1976 la prima ‘B’ appare rovesciata (ᗅᗺᗷᗅ) su tutte le copertine dei loro dischi e sul materiale promozionale.
Quattro anni dopo la formazione, gli ABBA erano già all’apice della loro carriera musicale dopo aver vinto l’edizione dell’Eurofestival nel 1974 con Waterloo. La loro fama spianerà la via ad altri gruppi svedesi dei più diversi sottogeneri pop.
Il singolo People Need Love, registrato il 29 marzo 1972, rappresentò una pietra miliare per la band, sia per l’uso della lingua inglese, sia perché sulla copertina furono riportati tutti e quattro i nomi dei membri: Björn & Benny – Agnetha & Anni-Frid, in quest’ordine.
Nel 1974 tentarono una seconda volta all’Eurovision Song Contest, ispirati dalla scena glam-rock che andava per la maggiore in Gran Bretagna.
A Brighton, dove si svolse l’edizione di quell’anno, il gruppo si presentò in costumi ottocenteschi, rievocando l’abbigliamento di Napoleone che veniva nominato nella canzone, che parlava una sconfitta in amore come una “Waterloo”.
La bizzarra trovata funzionò e gli ABBA furono proclamati vincitori del festival, portandolo l’anno successivo nella città di Stoccolma, per la prima di quelle che saranno 7 iconiche vittorie nel corso dei decenni da parte della Svezia.
Il gruppo pubblicò poi, agli inizi del 1976, la compilation “Greatest Hits”, che divenne il loro primo album a ricevere il disco di platino negli Stati Uniti, raggiungendo il milione di copie vendute nel paese.
Con Fernando, canzone inedita inclusa in una seconda edizione della stessa raccolta, il gruppo decretò definitivamente lo scoppio dell'”ABBAmania”, in particolare in Australia e Nuova Zelanda.
Dall’album realizzato nel 1976, Arrival, furono poi estratti vari singoli di grande successo: Money, Money, Money, Knowing Me, Knowing You e la celebre Dancing Queen, che fu presentata al re di Svezia, alla vigilia del suo matrimonio con Silvia Sommerlath, alla quale era dedicato il pezzo.
Le origini dei System of a Down

Anche un ambiente divisivo come quello del metal esistono artisti e gruppi in grado di mettere d’accordo, se non tutti, almeno la maggior parte del pubblico.
Tra questi gruppi, si trova sicuramente il gruppo alternativo statunitense dei System of a Down, formatosi a Los Angeles nel 1994.
Il gruppo è composto da Serj Tankian, Daron Malakian, Shavo Odadjian e John Dolmayan: tutti e quattro i membri discendono dai superstiti del genocidio armeno del 1915, di cui parlano in molti brani.
I System of a Down infatti, sono conosciuti anche per l’impegno sociale e politico. Insieme al chitarrista Tom Morello guidano l’organizzazione non a scopo di lucro “Axis of Justice”, che riunisce associazioni politiche, fan e musicisti di varia estrazione per difendere la giustizia sociale.
Serj Tankian, Daron Malakian e Shavo Odadjian hanno tutti frequentato la Rose and Alex Pilibos Armenian School da bambini, sebbene a causa della differenza di età non si incontrarono fino al 1992.
Poco dopo formarono un gruppo chiamato Soil, costituito da Tankian alla voce e alla tastiera, Malakian alla voce e alla chitarra, Dave Hakopyan al basso e Domingo “Dingo” Laranio alla batteria.
Odadjian inizialmente ricoprì il ruolo di manager per poi passare al ruolo di chitarrista ritmico. Nel 1994, dopo un solo concerto, Hakopyan e Laranio lasciarono il gruppo.
Dopo lo scioglimento dei Soil, Tankian, Odadjian e Malakian decisero di formare un nuovo gruppo, chiamato System of a Down. Il nome deriva da un poema composto da Malakian intitolato “Victims of a Down”.
Sin dagli esordi, vennero etichettati come gruppo nu metal: questo può essere dipeso dal periodo di uscita del primo album, che si colloca nei primi anni di successo di questo genere musicale.
Oltre a ciò il gruppo vanta diverse partecipazioni all’Ozzfest, che, tipicamente, è un festival nato per presentare gruppi nu metal emergenti.
Tuttavia, non fanno mai uso di rapping o scratch e pertanto vennero successivamente definiti alternative metal, grazie anche alla presenza in alcuni brani di chitarre distorte e richiami ritmici e melodici alla musica tradizionale armena.
Le origini mediorientali del gruppo hanno un ruolo molto importante nella natura della musica da loro prodotta. Sono riscontrabili anche ispirazioni heavy metal, punk rock, jazz e blues, e generi più industriali e vicini al pop.
Tutti questi generi vengono, come già detto, combinati a sonorità provenienti dalla musica tradizionale armena, rintracciabili, in particolare, nel timbro vocale di Tankian, distorsioni derivate dal thrash metal, versi che sfiorano il demenziale e talvolta venature gotiche.
Inoltre, i brani vengono composti con una gran quantità di strumenti musicali, dai mandolini elettrici alle chitarre a 12 corde, agli strumenti tradizionali armeni, rendendo quindi difficile una categorizzazione dei System of a Down all’interno di influenze musicali precise.
Questi elementi inquadrano il suono del gruppo statunitense in un ambito talmente eclettico da essere di difficile classificazione.
Nel 2006 il gruppo venne candidato agli MTV Europe Music Awards come “Migliore gruppo musicale alternative”. La cerimonia di premiazione si tenne il 2 novembre 2006 a Copenaghen e il premio venne assegnato ai Muse.
Il gruppo vinse però un MTV Woodie Awards per l’impegno nel sensibilizzare il mondo riguardo al genocidio armeno e per l’interessamento e impegno durante la guerra nel Darfur.
I System of a Down prestarono poi le loro voci per la cronaca del documentario Screamers, che illustra la “Storia dei genocidi” iniziando proprio da quello armeno.
Il documentario, uscito il 12 gennaio 2007 diretto dall’attivista Carla Garapedian, ha come sottofondo musicale le canzoni del gruppo e contiene anche vari spezzoni dei filmati riguardanti l’ultimo tour musicale sostenuto dalla band nel 2006.
Il Rock nativo americano: i Redbone

I Redbone sono un gruppo rock americano formatosi a Los Angeles, California, nel 1969 dai fratelli Pat e Lolly Vegas.
Nati a Coalinga, in California, i fratelli Patrick e Candido “Lolly” Vasquez-Vegas si trasferirono a Los Angeles nel 1959 e suonarono per dieci anni nei club con il nome di Pat e Lolly Vegas.
Pat vinse il primo concorso canoro della Coca-Cola nel 1958, all’età di 17 anni. Vinse anche un contratto discografico, che rimandò per trasferirsi a Los Angeles con Lolly.
Si esibirono nei club locali di Hollywood e Sunset Boulevard (come il Gazzari’s), mentre componevano e suonavano per dischi di Tina Turner, Sonny & Cher, James Brown, Little Richard ed Elvis, tra gli altri.
Secondo Pat Vegas, fu Jimi Hendrix a ispirare i due musicisti a formare un gruppo rock interamente nativo americano.
Firmarono con la Epic Records come band “Redbone” nel 1969. La band era allora composta da Pat Vegas, Lolly Vegas, Peter DePoe e Robert Anthony Avila, un Yaqui-messicano americano, meglio conosciuto con il nome d’arte Tony Bellamy.
Tutti i membri, durante il loro periodo di massimo splendore commerciale e di successo, erano di origine messicana e nativa americana, caratteristiche che si riflettevano ampiamente nelle loro canzoni, nei loro abiti di scena e nelle copertine degli album.
La parola “redbone”, appunto, è un termine tipico della Louisiana per una persona di razza mista, che la band adottò per indicare le loro origini: i fratelli Vasquez-Vegas erano di origine Yaqui, Shoshone e messicana.
La band infatti, spesso alludeva alla cultura Cajun e di New Orleans nei loro testi e nello stile di esecuzione.
Nel 1973, ad esempio, pubblicarono il brano “We Were All Wounded at Wounded Knee”, che ricordava sia il massacro degli indiani Sioux Lakota da parte del 7° Reggimento di Cavalleria nel 1890, sia l’occupazione di Wounded Knee, durata 71 giorni e avvenuta pochi mesi prima dell’uscita del brano.
Il brano entrò in classifica in diversi paesi europei ma non negli Stati Uniti, dove fu inizialmente bloccato a causa di controversie sul testo e poi bandito da diverse stazioni radio per il suo approccio a un argomento scomodo.
L’attuale formazione della band è guidata da Pat Vegas, anche se negli anni si sono aggiunti diversi nuovi membri ai Redbone, poiché Lolly Vegas ha avuto un infarto che gli ha impedito di andare in tournée con la band.
I Redbone hanno presieduto l’evento inaugurale dell’Indigenous Peoples Day insieme al figlio di Pat Vegas, PJ Vegas, alla figlia Frankie Vegas, e ai Black Eyed Peas, presso il Municipio di Los Angeles l’8 ottobre 2018, a Grand Park.
Questa è stata la prima celebrazione indigena a commemorare questo cambiamento, che ha richiesto due anni di lavoro, per onorare la più grande comunità indigena degli Stati Uniti e i nativi che per primi si stabilirono a Los Angeles, i Tongva.



