Come viene celebrato il solstizio d’estate nel mondo
Il 21 Giugno alle ore 04:41 del mattino, cade nell’emisfero settentrionale il solstizio d’estate, mentre nell’emisfero meridionale segna l’inizio dell’inverno.
Come sappiamo, i solstizi avvengono quando l’asse della terra è inclinato al suo massimo verso il sole, segnando in alternanza l’inizio dell’estate e dell’inverno nei due emisferi.
Nel corso della storia, molte culture hanno sviluppato celebrazioni e tradizioni legate all’arrivo dell’estate.
Tradizioni legate al solstizio d’estate
Come molte feste moderne, o perlomeno quelle di identità cristiana, anche le celebrazioni legate al solstizio d’estate trovano le proprie origini nelle antiche celebrazioni pagane.
Nello specifico, l’inizio dell’estate era uno degli 8 sabbat, le principali celebrazioni annuali, chiamato Litha, in onore della dea sassone del grano.
Nonostante la popolarizzazione delle tradizioni cristiane, in alcuni paesi del nord europa alcune celebrazioni sono ancora legate alla propria origine pagana.
Italia e Spagna: la festa di san Giovanni

La notte di san Giovanni Battista, celebrata il 24 giugno, è la festa cattolica principalmente legata al solstizio d’estate.
Questa ricorrenza, pur essendo festeggiata in molti paesi europei, è particolarmente sentita in Italia e in Spagna, dove è chiamata Noche de San Juan.
Una delle tradizioni principali di questa festa è l’acqua di san Giovanni che secondo la leggenda, possiede virtù curative e protettrici.
Secondo la tradizione, la sera del 23 giugno si usava preparare una bacinella d’acqua riempita con fiori, erbe, e aromi, lasciarla all’esterno tutta la notte, e la mattina successiva, ovvero il giorno di San Giovanni, utilizzarla per lavarsi mani e viso.
Gli ingredienti erano da scegliere tra quelli più facilmente reperibili nella zona, spiccano però tra le più importanti l’iperico, che viene infatti chiamata anche erba di San Giovanni, la lavanda e il rosmarino.
In Spagna invece, nella Notte di San Juan, la tradizione più importante vede accesi dei falò vicino al mare, in quanto fuoco e acqua sono i protagonisti dei rituali della “buena suerte”.
Come la tradizione comanda, bisogna saltare su 7 onde del mare a 00:00 del 24 giugno e saltare sui falò fiammeggianti per allontanare le energie negative.
Regno Unito: l’alba a Stonehenge

Nel Regno Unito invece, la principale attività coinvolge uno dei siti storici più famosi del paese: il circolo di Stonehenge.
Questo monumento, conosciuto come cromlech, è appunto un circolo formato da menhir, monoliti infissi verticalmente nel terreno, e dolmen, due o più grosse pietre verticali sormontate orizzontalmente da un’ulteriore pietra con funzione di architrave.
Si ipotizza infatti, che la struttura di Stonehenge avesse tra i vari utilizzi anche quello di osservatorio astronomico, particolarmente per i momenti di solstizio ed equinozio.
Stonehenge è infatti anche luogo di pellegrinaggio per molti seguaci del celtismo, della wicca e di altre religioni neopagane.
In questo giorno, infatti, il sito è aperto gratuitamente al pubblico, da cui si può vedere il sole sorgere a sinistra della Heel Stone e passare proprio attraverso l’asse centrale del complesso roccioso.
Uno degli elementi più tipici del giorno di mezza estate a Stonehenge è il pubblico stesso che vi si reca, in particolare seguaci di religioni neopagane che celebrano con abiti e riti tradizionali.
Tra questi, particolarmente degni di nota sono gli abiti dei druidi, fedeli, appunto, del druidismo.
Sono facilmente riconoscibili per il loro abbigliamento: vesti bianche in stile celtico, mantelli, bastoni e gioielli. Le donne indossano spesso corone di fiori e foglie, mentre gli uomini si fanno crescere barba e capelli lunghi.
In quanto celebrazione pagana, molte persone allestiscono veri e propri altari con candele ed elementi naturali, spesso svolgendo cerimonie pagane.
Durante la serata inoltre, i visitatori possono godersi la musica eseguita dai presenti, oltre a danze di ogni tipo.
Scandinavia: la festa del “midsummer”

Una delle celebrazioni più legate alle origini pagane, la festa di mezza estate viene celebrata in diversi paesi del Nord Europa tra l’11 giugno e l’11 luglio, lasso di tempo segnato dal solstizio d’estate.
Questa festa è particolarmente importante in Svezia, dove è chiamata Midsommar, dove è festeggiata sia in grandi eventi che in raduni più piccoli e familiari.
Le donne e i bambini mettono fiori selvatici nei capelli e le comunità di tutto il paese decorano i midsommarstänger, gli alberi di mezza estate, perché la gente possa cantare e ballare.
Oltre alla danza intorno al Midsommarstång, gli svedesi tradizionalmente celebrano la festa vestendosi da “uomini verdi” e coprendosi di felci, oltre che decorando le loro case e i loro attrezzi con fogliame.
Oggi, le persone sono più propense a giocare a giochi da giardino come il kubb, noto anche come “scacchi vichinghi”, dove l’obiettivo è abbattere i blocchi di legno degli avversari lanciando bastoni di legno contro di loro.
Altrettanto popolare è il gioco del Kasta hästsko, dove si lanciano ferri di cavallo su un palo conficcato in terra o in una cassetta di sabbia, con l’obiettivo di far passare il ferro intorno al palo o il più vicino possibile.
Sono tipici anche giochi come le gare con il sacco, le gare all’uovo e al cucchiaio, i dardi, il croquet e inseguimenti di corsa.
Si possono anche vedere alcune persone giocare a Spotta groda, “Sputa la rana”, un gioco piuttosto recente dove i giocatori si mettono dietro una linea e cercano di sputare il più lontano possibile una gomma a forma di rana, e chi sputa la rana più lontano vince.
L’altra parte della tradizionale celebrazione della festa di mezza estate svedese prevede di mangiare e bere: il pranzo classico di questo evento è consumato intorno a un tavolo pieno di patate bollite, diversi tipi di aringhe sott’aceto, pane croccante e insalate.
Tradizioni slave: Ivan Kupala

Il solstizio d’estate viene celebrato in Polonia, Russia, Bielorussia, Lituania e Ucraina di solito nella notte tra il 23 e 24 giugno del calendario gregoriano o nella notte tra il 6/7 luglio del calendario giuliano, ancora usato da molte chiese ortodosse.
Le celebrazioni in questi paesi prendono spesso il nome di Notte di Ivan Kupala: Ivan, forma slava del nome “Giovanni”, e Kupala, il termine slavo collegato al lavarsi in acqua, che è concettualmente affine alle celebrazioni.
Quest’ultima parola è stata collegata all’atto del battesimo per immersione in acqua, da cui deriva il titolo biblico di “Battista” attribuito a Giovanni.
Molti studiosi di mitologia, però affermano che la festività sia legata a Kupala, un’antica divinità pagana della fertilità, dell’acqua e della felicità.
Poiché la celebrazione pagana, infatti, continuava ad essere popolare anche dopo l’introduzione del Cristianesimo, questa fu semplicemente accettata e ristabilita come tradizione cristiana connessa al folklore locale.
La notte precedente la festività, la notte di Tvorila, viene celebrata con degli scherzi goliardici, mentre nel giorno di Ivan Kupala, i ragazzi lanciano gavettoni ai passanti.
Altri riti tradizionali con cui viene celebrata questa festività sono le danza intorno all’albero Kupala, tessere le ghirlande, bruciare sacchi di paglia e cenare con i tipici varenyky, uova e liquore.
Perù: Festival del Sole Inti Raymi

Inti Raymi è una cerimonia religiosa di origine incaica in onore di Inti, il dio-sole, celebrata il 24 giugno in corrispondenza con il solstizio d’inverno nell’emisfero australe.
I legami storici di questa festività si intrecciano con la religione incaica, la quale venerava il sole come divinità suprema, imprescindibile per la vita e l’agricoltura. In effetti, i culti solari erano ritenuti essenziali per garantire raccolti abbondanti e prosperità.
Durante l’Inti Raymi si svolgevano vari rituali, di cui il principale consisteva in offerte al sole, tra cui cibo e bevande, come la celebre chicha, una bevanda fermentata a base di mais.
Queste cerimonie rappresentavano un modo per ringraziare la divinità, sperando in un raccolto prosperoso. La figura del sacerdote rivestiva un ruolo centrale, guidando i rituali accompagnato da una serie di figure sacre e festanti.
Il cuore dell’Inti Raymi è senza dubbio il Rituale del Sole, un cerimoniale che celebra l’unione tra gli esseri umani e la divinità.
Durante questo rito, un sommo sacerdote, conosciuto come “Padrino del Sole”, offriva preghiere e sacrifici, tra cui la tradizionale libagione di chicha.
Ogni offerta al sole era accompagnata da preghiere e canti: gli Inca credevano che per ogni gesto sincero, il sole avrebbe ricambiato con abbondanza e salute.
Nel corso dei secoli, l’Inti Raymi ha subito significativi cambiamenti, in particolare con l’arrivo degli spagnoli nel XVII secolo.
Fu inizialmente vietata in quanto ritenuta festività pagana; tuttavia, la resilienza delle tradizioni ha permesso una continua evoluzione della celebrazione.
Durante il periodo coloniale, furono incorporati elementi cristiani, trasformando il festival in un simbolo di resistenza culturale, e soprattutto fu ridotta la durata delle celebrazioni da interi giorni a solamente qualche ora.
Oggi, l’Inti Raymi continua a essere celebrato non solo in Perù, ma anche in altre parti del mondo in cui la diaspora peruviana ha dato vita a nuove tradizioni.
Le celebrazioni contemporanee si intrecciano con gli elementi originari della festa, creando un mix di tradizione e innovazione.
Si presenta sotto una nuova luce, mantenendo vive le tradizioni e contemporaneamente incorporando elementi moderni.
Le celebrazioni attraggono turisti da tutto il mondo, trasformandosi in un evento che unisce culture e storie, con spettacoli che richiamano l’arte contemporanea.
In un’epoca in cui si cerca di riscoprire le radici culturali e di valorizzare l’identità locale, l’Inti Raymi si presenta come un simbolo potente di resilienza e orgoglio per il popolo peruviano.
L’estate nelle diverse lingue

Il modo in cui l’estate viene nominata varia notevolmente da una lingua all’altra, ognuna con una ricca etimologia che riflette la storia e le influenze culturali di quella lingua.
In italiano, “estate” deriva dal latino aestas, che significa calore e similmente, in spagnolo, la parola “verano” ha radici latine, derivando da veranum tempus, che significava tempo primaverile, poiché originariamente includeva periodi che oggi consideriamo di primavera.
In francese, la parola per estate è été, anch’essa derivata dal latino aestas. Interessante notare che la transizione di aestas a été mostra l’evoluzione fonetica attraverso i secoli in lingua francese.
In inglese invece, summer viene dall’antico inglese sumor, parola legata al proto-germanico sumor, una radice che appare simile in altre lingue germaniche come il tedesco Sommer.
In russo, estate si dice лето (leto), che potrebbe essere collegato alla radice indoeuropea che indica il tempo o la stagione, riflettendo l’importanza del clima e del tempo nelle società antiche nella pianificazione agricola.
Passando a lingue asiatiche come il giapponese, estate si dice 夏 (natsu), una parola che esiste senza un’evidente connessione indo-europea ma che riflette l’antica cultura agraria giapponese.
In cinese, estate si traduce in 夏 (xià), una parola che non solo designa la stagione ma è anche parte integrante di termini legati alla cultura e alla mitologia cinese antica.
L’arrivo dell’estate nel mondo
Il solstizio d’estate, celebrato in molte culture, rivela una profonda connessione tra l’umanità e i cicli naturali della Terra.
Che si tratti delle spettacolari celebrazioni nei paesi scandinavi o delle antiche pratiche spirituali nel continente americano, il solstizio d’estate offre una piattaforma per onorare sia la natura che l’energia vitale del sole.
Le tradizioni variano, includendo falò, danze e rituali di purificazione, ma tutte condividono un tema comune di rinnovamento e rinascita.
Attraverso questi riti, le comunità riaffermano i legami sociali e culturali mentre si sintonizzano con i ritmi stagionali. Nonostante le differenze geografiche e culturali, il solstizio d’estate unisce molti popoli in un momento di celebrazione.



